STAGIONE CONCERTISTICA 2012

Martedì 6 novembre, ore 21,15
Palazzo Chiaramonte “Steri”
Piazza Marina, Palermo

CARLO MAGNO
MUSICHE PER UNA LEGGENDA
Mimmo Cuticchio, cunto
Ensemble laReverdie, voci e strumenti

Tu dormi e’l dolce sonno

“TU DORMI E’L DOLCE SONNO”
IL PARLAR RECITANDO

Maria Cristina Kiehr, soprano
Mara Galassi, arpa

Ascanio Mayone (1565 – 1627)
Toccata IV
Toccata per il cimbalo Cromatico
Ricercare sopra il Canto Fermo di Costanzo Festa
Canzon francese IV

Jacopo Peri (1561 -1633)
«Tu dormi»
«Per quel vago boschetto»
«Tutto il dì piango»
«Quest’humil fera»
«Lungi dal vostro lume»
«Bellissima Regina»

Giulio Caccini (1551 -1618)
«Fortunato Augellin»
«Sfogava con le stelle»
«Dovrò dunque morire?»
«Tutt’il di piango»
«Torna, deh torna»
«O che felice giorno!»

Anonimo (Siena, XVII secolo)
Fantasia

Francesca Caccini
«Lasciatemi qui solo» Aria in cinque parti

Anonimo
Dalla Porta d’Oriente, Passamezzo

Un notturno iberico

Lunedì 8 ottobre 2012 – Palazzo Chiaromonte “Steri”, Piazza Marina – Palermo
ore 21,15

UN “NOTTURNO IBERICO”
Domenico Scarlatti: le sonate per viola d’amoreValerio Losito, viola d’amore
Andrea Coen, clavicembaloDomenico Scarlatti (1685 -1757)
Sonata K.90 in Re Minore
Grave – Allegro – (Tarantella, Allegro) – Allegro

Pedro Lopes Nogueira (Metà XVII Sec.)
Gaita de folle

Domenico Scarlatti
Sonate K. 215 & 216 in Mi Maggiore
Andante – Allegro

 

Domenico Scarlatti
Sonata K. 91 in Sol Maggiore
Grave – Allegro – Grave – Allegro

Sonata K 77 in Re Minore
Moderato e cantabile – Minuet

Domenico Scarlatti
Sonate K 79 & K80 in Sol Maggiore
Presto – Minuet

Joseph De Herrando (1721 ca.- 1763)
Sonata II in Re Maggiore
(dalle “Sonatine a solo per violino di V corde per divertimento del Sig. D. Carlo Broschi Farinelli”, 1754)
Allegro moderato – Andante – Allegretto

Domenico Scarlatti
Sonata K 88 in Re Minore
Grave – Andante Moderato – Allegro – Minuet

Sonata K.89 in Re Minore
Allegro – Grave – Allegro (Fandango)

La viola d’amore, protagonista di questa serata, è uno strumento ancor oggi poco frequentato, dotato di un timbro particolare che fin dall’antichità è stato definito come “dolce, affettuoso, argentino, angelico”. L’origine dello strumento non è chiara, anche se il nome stesso può darci un’indicazione: l’amore dello strumento non sarebbe un richiamo al dolce ed angelico suono bensì una corruzione linguistica di “viola dei mori”. I primi brani noti per viola d’amore sono della metà del XVII secolo in area austro-germanica; Vivaldi le dedicò poi, quasi una decina di concerti e creò un linguaggio idiomatico ed una tecnica propria dello strumento. Egli ne era virtuoso, e con lui le sue due allieve del Conservatorio della Pietà: Anna Maria e Chiaretta. Le sonate per cembalo di Domenico Scarlatti suonate sulla viola d’amore? E’ opinione largamente condivisa

che aggiungere anche una sola parola all’esegesi scarlattiana rappresenti un vero e proprio atto temerario; ci accingiamo pertanto a portare in concerto alcune delle sonate per strumento melodico e continuo di Scarlatti non senza una certa trepidazione. Ci conforta altresì lo slancio derivante dall’ aver sperimentato l’esecuzione di alcune sonate e dall’aver intuito quanto bene esse si sposino a questo strumento. La scrittura di almeno cinque (K80, K81, K88, K90 e K91) delle quasi seicento sonate di Scarlatti, fa sì che esse possano essere ascritte a quel genere che Newman definisce melo/bass sonatas. Fermo restando che rimane molto difficile poter stabilire per quale strumento fossero state concepite queste sonate, il ragionare da musici pratici sulla prassi esecutiva stessa ci ha suggerito l’utilizzo della viola d’amore: i passaggi di alcune di queste sonate non solo sono risultati eseguibili su questo strumento, ma addirittura idiomatici. La presenza dei virtuosi di viola d’amore José Herrando e Farinelli alla corte di Madrid ed i loro accertati rapporti di collaborazione con Scarlatti ci hanno convinti a prendere seriamente in esame questa ipotesi di lavoro. La vena compositiva del cantante testimonia il suo interesse per lo strumento e due sue composizioni lo includono: l’aria per soprano, violino e viola d’amore «Che brami?» e la cantata Ossequioso ringraziamento. E’ affascinante poter pensare che anche queste sonate siano state scritte originariamente per la viola d’amore, nel clima di collaborazione instauratosi alla corte spagnola tra Scarlatti, Farinelli ed Herrando. Herrando fu un grande virtuoso di violino e di viola d’amore e un prolifico compositore: chiamato dallo stesso Farinelli presso il Teatro Reale, ebbe modo di sperimentare un momento di grande attività musicale alla corte di Ferdinando VI, diventando insieme a Scarlatti ed allo stesso Farinelli uno dei tre più famosi musicisti di Madrid. Si è voluto con questo concerto svelare un angolo rimasto ‘segreto’ della carriera di uno tra i musicisti più famosi del passato che, affrancato per un attimo da quel virtuosismo fiammeggiante che una tradizione ormai cristallizzata gli ha cucito addosso, anch’egli per una volta diviene protagonista di un incantato notturno iberico, se è vero che la viola d’amore, secondo quanto afferma Leopold Mozart, è uno strumento che «specialmente al silenzio della sera, suona abbastanza amabilmente».

Andrea Coen, Valerio Losito

Col violoncello e la valigia

Ludovico Minasi, Francesco Biscari, violoncelli
Ignazio Maria Schifani, clavicembalo

COL VIOLONCELLO E LA VALIGIA
giovedì 20 settembre 2012, ore 21,15
Loggiato di Palazzo Steri, Palermo
Musiche di Lanzetti, Costanzi, Geminiani, Alborea, Vivaldi

Francesco Alborea, Giovanni Battista Costanzi e Salvatore Lanzetti, tutti e tre violoncellisti, furono probabilmente i virtuosi più ammirati della loro epoca tra quanti si esibivano suonando da solisti questo strumento ancor nuovo. Caratteri, stili e tecniche differenti, ma tutti e tre contribuirono fortemente nel far emergere il violoncello dal ruolo designatogli di “strumento per il basso”, sperimentando e mettendo in mostra possibilità tecnico-espressive all’epoca sconosciute, tanto che da quel momento numerosi compositori affermati cominciarono sempre di più ad affidargli un ruolo “da protagonista”.

Alborea e Lanzetti, musicisti viaggiatori, forse mai conosciuti, riuscirono nell’impresa di esportare il proprio strumento al di fuori dei confini natii, fino a conquistare fama e onore in paesi in cui la viola da gamba continuava ad essere considerato lo strumento “principe” e dove veniva teorizzata la superiorità di questa sul violoncello. Basti ricordare che, nel suo trattato del 1740 Defénse de la basse de viole contre les enterprises du violon et les prétentions du violoncelle, Hubert Le Blanc definì il violoncello uno strumento rozzo e dalle “assurde pretese”.

Ma ormai il violoncello aveva conquistato l’Europa, e se Lanzetti aveva fatto scalpore a Parigi, Londra e Germania, Alborea guadagnò numerosi onori a Vienna e in Francia tanto che la leggenda vuole che il virtuoso del violino F.Benda sostenesse che uno dei suoi sogni fosse quello di riuscire a fare sul violino ciò che Alborea era in grado di fare sul violoncello.

Geminiani dirà di lui dopo averlo sentito “solamente un angelo sotto sembianze umane poteva suonare in maniera così incantevole” e probabilmente proprio per Alborea sono in verità pensate le sue Sonate op.5 per violoncello e b.c., come anche probabilmente le tre sonate per violoncello manoscritte di Vivaldi, realizzate verosimilmente a Napoli e conservate nella biblioteca di San Pietro a Majella.

Costanzi dal canto suo passò quasi interamente la vita a Roma, talmente famoso e considerato da succedere a Corelli come “capo degli istromenti” presso il cardinale Ottoboni e presso altre importanti istituzioni. Noto virtuoso di violoncello, ingiustamente dimenticato, ha lasciato però nella scuola violoncellistica un importante segno quando, un allora giovane Boccherini, dopo i primi successi viennesi decise di trasferirsi per un periodo a Roma proprio per studiare con Costanzi.

Tre grandi maestri, tre scuole e la “nascita” di uno strumento.

(Ludovico Minasi)

Concerto della vincitrice del premio delle arti

Mercoledì 12 settembre, Loggiato di Palazzo Steri, ore 21,15

Angelica Selmo, clavicembalo

Angelica Selmo, nata a Verona nel 1986, ha conseguito il diploma accademico di II livello in pianoforte con il massimo dei voti e la lode, sotto la guida di Riccardo Zadra.
Ha partecipato a corsi e masterclass di perfezionamento musicale con Liudmila Georgeskaja, Eulalia Solè, Riccardo Fortuna, Stefania Redaelli, Carlo Grante, Massimiliano Raschietti, Aldo Ciccolini e Filippo Gamba. Ha inoltre frequentato un corso di clavicembalo con Marco Vincenzi e di fortepiano con Stefania Neonato e Bart van Oort.
E’ stata premiata in numerosi concorsi nazionali ed internazionali: ha ottenuto il I premio ai concorsi Nuovi Orizzonti, Rami musicali, Città di Bardolino, Città di Piove di Sacco, e il II premio ai concorsi Montalto Ligure, San Gemini, Città di Schio e Giulio Rospigliosi.
Si è perfezionata nell’interpretazione del repertorio cameristico, frequentando masterclass tenuti da Stefania Redaelli, Luca Simoncini e Rocco Filippini. Ha vinto le selezioni dei migliori allievi del conservatorio di Vicenza, come solista e in diverse formazioni cameristiche, e ha eseguito il concerto K 488 di W.A.Mozart accompagnata dall’orchestra dello stesso conservatorio. In duo col violista Enrico Carraro, è stata premiata al concorso Italo Stella.
Si è esibita numerose volte in pubblico come solista e in formazione cameristica.
Attualmente studia clavicembalo presso il Conservatorio di Vicenza, sotto la guida di Patrizia Marisaldi. Ha partecipato ad una masterclass sulla musica d’insieme con strumenti antichi tenuta da Sigiswald Kuijken. Come solista, ha vinto l’ultima edizione del Premio delle Arti “Musica con strumenti antichi e voci”, svoltosi a Palermo nel maggio 2012.

Musiche di Girolamo Frescobaldi, Jan Peterszoon Sweelinck, Johann Sebastian Bach, Domenico Scarlatti, Jean Baptiste Forqueray, Jacques Duphly, Jean-Philippe Rameau

 

Les Plaisirs de Versailles

Martedì 26 giugno – ore 21,15 – Palazzo Chiaromonte, Palermo
LES PLAISIRS DE VERSAILLES
Musica di Marc-Antoine Charpentier
Ensemble Antonio Il Verso
Basilio Timpanaro, clavicembalo e direzione
Paolo Lopez, sopranista
Picci Ferrari, soprano
Fabio Midolo , basso
Coro ed Ensemble Antonio Il Verso
Opera del 1682, su libretto anonimo, venne composta per essere eseguita presso la corte del Re di Francia, in cui i personaggi allegorici della Musica, della Conversazione e del Gioco litigano tra loro mentre Comus tenta di mediare la disputa che si conclude solo quando i personaggi si riconciliano per consentire a Luigi XIV di riposare e rilassarsi dopo le battaglie.

Questo divertissement della durata di poco più di mezz’ora racconta le arti e i piaceri a cui ci si dedica nei momenti di ozio e somiglia, in quanto fantasia allegorica, a quelli che ornano la maggior parte delle tragédies lyriques di Lully e dello stesso Charpentier. In queste pièces la Musica, come personaggio, riveste spesso un ruolo chiave.
L’operina rende, come dovuto, un gentile omaggio a Luigi XIV, ma con leggerezza e senza l’ostentazione che si può rimproverare ai prologhi dei balletti e delle opere francesi dell’epoca. Secondo quanto affermato dal nipote di Charpentier, in una lista annotata che elenca i manoscritti a lui lasciati in eredità dallo zio, Les Plaisirs de Versailles era un «componimento per gli appartamenti del Re», dove per “appartements” si intendono le serate offerte dal Re alla reggia.
E’ plausibile, dal momento che nel finale dell’opera i personaggi si rivolgono direttamente a Luigi:

«Grand Roi tout couvert des lauriers,
Si pour te délasser de tes travaux guerriers,
Nos flutes et nos voix te semblent impuissantes,
Prends nos désirs pour des effets»
.

La partitura di Charpentier precisa che «la scène est dans les appartements», anche se questo non basta a provare, naturalmente, che l’opera fu composta in previsione di una rappresentazione a Versailles.
I protagonisti sono, all’inizio dell’opera, la Musica e la Conversazione, a queste si aggiunge un coro; successivamente appaiono Comus (Dio delle feste) e il Gioco. L’incessante cicaleccio della Conversazione interrompe il canto della Musica. Inizia una lite tra le due ed il tono della discussione sale: quale tra le due attività è la più importante per il piacere del Re? Temendo che le due contendenti abbandonino Versailles adirate, il Coro dei Piaceri prega Comus d’intevenire. Questi offre ad entrambe cioccolato, buon vino e dolcetti: invano! Comus chiede allora l’aiuto del Gioco che fallisce a sua volta: le due rivali continuano a litigare. Finiranno comunque col riconciliarsi, con grande sollievo del Coro dei Piaceri: la Musica e la Conversazione, «nos flutes et nos voix», continueranno a ristorare il grande Re dalle sue imprese di guerra.

Oltre che per il suo libretto accattivante e spiritoso, questa “mini-opera” divertente e leggera colpisce prima di tutto per l’acutezza con cui Charpentier realizza il “ritratto musicale” di ogni personaggio. la Musica (soprano), languida, tenera, sensuale, è una “socievole sirena“, come ammette la stessa Conversazione. La Conversazione (mezzo soprano), vera macchina di parole (un po’ stupida: confonde menuet con courante) è tuttavia una “divinità ciarliera”, come le concede la Musica. Comus (baritono), una sorta di Falstaff, è un goloso un po’ rozzo, mentre il Gioco (contralto), il cui ruolo fu senza dubbio interpretato per la prima volta dallo stesso Charpentier, è un imbroglione matricolato.

Le relazioni pericolose

Loggiato di Palazzo Chiaromonte “Steri”

Domenica 17 giugno alle ore 21.15 si assisterà al concerto-spettacolo eseguito dall’ensemble La terza prattica, formato da Deda Cristina Colonna e Chiara Petruzzelli (recitazione) eMassimiliano Toni e Ignazio Schifani (clavicembalo), che alternerà la lettura drammatizzata e arricchita dagli elementi scenici realizzati da Anna Cavaliere di brani tratti dal romanzo Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos, all’esecuzione di musiche di Schaffarth, Krebs,Haendel, A. Scarlatti, Couperin, Bach e Vivaldi.

“Lo spettacolo si ispira all’avvincente intreccio di seduzione, tradimenti, sotterfugi e passioni  del famoso romanzo epistolare omonimo di Choderlos de Laclos. Le attrici si alternano ai due clavicembalisti  in  un ritmo incalzante che mette in scena la società libertina e la condizione delle donne sullo sfondo dell’aristocrazia parigina del Settecento alle soglie della Rivoluzione Francese. Il Visconte di Valmont, protagonista della trama,  è  rappresentato da un pupazzo che si anima quando “indossato” dalle attrici. L’astuta e perfida Madame de Merteuil, la giovane Sophie, la perbenista Madame de Volanges e la  virtuosa ed appassionata Presidentessa di Tourvel  sono i personaggi femminili che raccontano la parabola di Valmont, culminante nella sua morte, in un mosaico di confessioni che descrive i crudeli paradossi della condizione femminile. Il repertorio musicale attinge a  tutta la letteratura europea dell’epoca con trascrizioni ed arrangiamenti realizzati ad hoc ed una interpretazione nello spirito dello Sturm und Drang.”

Voices – Musiche antiche e musiche nuove ispirate da musiche antiche

Martedì 22 maggio, ore 21.15 – Palazzo Chiaramonte

Dai testi dei brani antichi profani, in cui canti di allodole e di amanti traditi fanno da contrappunto a quelli sacri dove il canto è sinonimo di giubilo e contemporaneamente mezzo per lodare e per avvicinarsi al Cielo, sino ad arrivare alle ardite sperimentazioni sull’uso della voce che hanno caratterizzato la seconda metà del ‘900, il filo conduttore che lega questi brani è la voce.
Nel medioevo il canto era naturale ampliamento e completamento della parola mentre nel Novecento, grazie anche ad interpreti virtuosi e curiosi, come la cantante Cathy Berberian, le sperimentazioni sulle possibilità della voce, anche non legata ad un testo intelligibile, ma espressione di puro suono si fanno ardite e complesse. I due brani contemporanei per voce sola che ascolterete stasera, Aria di John Cage e Sequenza III di Luciano Berio, sono appunto fra i brani più rappresentativi e importanti che il Novecento musicale abbia dedicato alla Berberian e alla voce.
E se questo uso ‘spregiudicato’  della voce fa sì ch’essa sia trattata a volte come uno strumento, in alcuni brani puramente strumentali appare invece la voce dell’esecutore ad arricchire il repertorio dei suoni prodotti dallo strumento; è il caso di Voice di Toru Takemitsu, brano non a caso scritto per un flautista e non per flauto.
Gli scambi fra voci e strumenti sono del resto una costante di tutta la storia della musica, particolarmente durante tutto il medioevo e nella musica contemporanea.
L’elemento primo che ci sembra possa accomunare il repertorio medievale e quello contemporaneo, oltre all’assenza di tonalità, è, per noi che la interpretiamo, il fatto di trovarsi di fronte a partiture aperte, cioè che richiedono agli esecutori di operare delle scelte che definiscono l’aspetto finale dei brani. E questo non solo da un punto di vista timbrico, e quindi riguardo all’organico, ma anche rispetto alla fluidità ed alla naturalezza dell’organizzazione temporale, spesso libera da schemi ritmici rigorosi. (Candace Smith)

Candace Smith, voce
Alessandra Giura Longo, voce e flauti
Musiche di Ventadorn, Privitera, Bingen, Zechil, Cassinelli, Takemitsu, Comtessa de Dia, Berio, Cage, Samuel, Pousseur.

ONDA MEDITERRANEA

Giovedì 10 maggio, ore 21.15

Un mare di suoni
ONDA MEDITERRANEA
musiche di tradizione orale turca, greca, klezmer, balcanica, sicilianaMatilde Politi, voce, chitarra, fisarmonica, tammorra
Giuseppe Viola, clarinetto, clarinetto turco, sassofoni
Francesco Calandrino, tape manipolation / trucchi sonori
Simone Sfameli, strumenti a percussione
Alessandro Librio, violino
Giuseppe Guarrella, violoncello
Lelio Giannetto, contrabbassoOnda Mediterranea riunisce musicisti residenti in diverse zone della Sicilia il cui interesse si orienta verso direzioni e soluzioni musicali in diretto rapporto con la pratica dell’improvvisazione. Se è vero che la cultura mediterranea possiede implicitamente grandi e produttive capacità di sintesi, l’idea di concepire un gruppo di musicisti, tutti caratterizzati dal rapporto diretto con la calda e accogliente onda sonora mediterranea, avvezzi alla pratica dell’improvvisazione, si rende quasi necessaria e naturale.

I canti e le musiche scelti per Onda Mediterranea provengono dal tratto comune della tradizione di varie regioni geografiche direttamente influenzate dal bacino culturale del Mediterraneo che, anche metaforicamente, non si limita a bagnare le coste di ogni singolo Paese, ma, come un immaginario Maestro concertatore, detiene la capacità di mettere insieme le più differenti culture, senza per questo necessariamente uniformarle: la diversità è qui intesa come risorsa. Ecco, quindi, dispiegarsi, con naturalezza e continuità musicale, brani della tradizione turca, greca o anche balcanica e klezmer senza tralasciare ovviamente la nostra Sicilia, centro e fuoco dell’iperbole mediterranea.

Onda Mediterranea mette insieme elementi sonori delle più attuali esperienze musicali che comunque trovano origine nel senso della nostra sfera cultuale del suono: una sorta di traduzione della tradizione.

(Lelio Giannetto)

22 aprile 2012

XX STAGIONE CONCERTISTICA “Antonio Il Verso”

Domenica 22 aprile, ore 21,15
Palazzo Chiaromonte
ARIANNA ART ENSEMBLE
Alessandro Nasello, flauto dolce
Paolo Rigano, liuto
Federico Brigantino, Valeria Caponnetto, violini
Francesco Colletti, viola
Andrea Rigano, violoncello
Luca Ghidini, contrabbasso
Cinzia Guarino, clavicembalo

Musiche di Antonio Vivaldi

 

ALL’ITALIANA – ARIANNA ART ENSEMBLE

All’italiana” e quindi contraddistinto da un pizzico di follia, dal piacere dell’imprvvisazione, dalla visionarietà di sogni ed apparizioni fantastiche, dall’abbandono al piacere dei sensi. Tutta una serie di caratteristiche che identificano gli italiani in Europa tra Sei e Settecento (e anche oItre) e che sembrano incarnarsi nella figura di Antonio Vivaldi, “il Prete Rosso” che una fonte dell’epoca ricorda come “eccelentissimo [sic] Sonatore di Violino” e “stimato compositore de concerti” che “guadagnò ai suoi giorni cinquantamille ducati, ma per sproporzionata prodigalità morì miserabile in Vienna”. Il prete rosso, “rosso perché brucia e prete perché è un mistico”, per citare Gian Francesco Malipiero, è anche un maneggione (come spesso sono considerati gli italiani all’estero): diventa infatti uno degli amici intimi del consigliere Charles de Brosses “per vendergli a caro prezzo dei concerti”. De Brosses, che di definizioni se ne intendeva (è stato lui a coniare i termini “feticismo”, “Polinesia” e “Australasia”). descrive il compositore come “un vecchio che possiede una furia di comporre
prodigiosa. L’ho udito vantarsi di saper comporre un concerto con tutte le sue parti, più velocemente di quanto un copista potesse copiarlo”. Di nuovo la frenesia, la “furia” che confina con il delirio.

Il programma si apre infatti all’insegna della pazzia, con la Trio sonata in re minore che consiste interamente in una serie di variazioni sul notissimo tema della Follia (e Vivaldi non è né il primo né l’ultimo compositore a cimentarsi in quest’impresa), e si chiude con quella lucida fantasmagoria che è ilConcerto in sol minore detto “La notte”, dove l’inquietante secondo movimento evoca i fantasmi mentre il terzo e ultimo Largo rappresenta la calma del sonno: come scriveva Gian Francesco Malipiero, “si sente che è notte profonda, impenetrabile”. Nella scelta dei brani dominano le tonalità minori, quindi “notturne”: un richiamo alla lunare Venezia con la sua aura di decadenza e morte. Un’aura che dal Settecento, momento in cui la Serenissima, pur ancora splendida, va perdendo a poco a poco il suo dominio territoriale, arriva fino alle pagine del Carteggio Aspern di Henry James e di Morte a Venezia di Thomas Mann. Se nei concerti di Vivaldi questa malinconia nostalgica trova espressione negli Adagi, l’effervescente follia si riconosce nel virtuosismo frenetico degli Allegri, che sollecitano all’estremo le risorse degli esecutori: Charles Burney, altro famoso viaggiatore europeo del Settecento che sull’Italia e sui suoi musicisti ha lasciato preziose testimonianze, nella sua General History of Music scrive: “Se i passi acuti e rapidi costituissero dei peccati, Vivaldi avrebbe pesanti responsabilità di cui render conto … ”
Angela Fodale

A Cumpagnia, il 2 aprile

 

 

XX STAGIONE CONCERTISTICA “Antonio Il Verso”
in collaborazione con il Festival Internazionale “Suona Francese”

Lunedì 2 aprile 2012, ore 21.15
Chiesa Santa Maria in Valverde                                                                                                              Largo Cavalieri di Malta, Palermo

A Cumpagnia, quartetto corso
Claude Bellagamba, voce
Jean-Marc Fabrizi, voce
Laurent Barbolosi, voce
Jérôme Casalonga, voce

Ensemble “Antonio il Verso”
Vito Mandina, organo
Teresa Amari, Barbara Burger, Letizia Manzella, Donatella Triolo, soprani
Daniela Algeri, Picci Ferrari, Luisa Migliorino, Fortunata Prinzivalli, alti
Vincenzo Biondo, Giuseppe Costanzo, Fabrizio Fenech, Andrea Scafidi, tenori
Giuseppe Badamo, Maurilio Sanfilippo, bassi

Canti liturgici corsi per la Settimana Santa
Responsori di Alessandro Scarlatti per la Settimana Santa

AVVISO: Concerto del 2 aprile presso la Chiesa di Santa Maria in Valverde

AVVISO IMPORTANTE: IL CONCERTO DEL 2 APRILE, INIZIALMENTE PREVISTO PRESSO LA CHIESA DELLA CATENA, SI TERRA’  PRESSO  LA CHIESA DI SANTA MARIA IN VALVERDE, LARGO CAVALIERI DI MALTA, PALERMO

 

RASSEGNA STAMPA da: Il Corriere Musicale – 10 marzo 2012

La XX Stagione di musica antica “Antonio Il Verso” è stata inaugurata con l’ensemble che porta il nome del celebre mandolinista cagliaritano, omaggiato nel centenario della nascita

di Monika Prusak

Il 1° marzo del 1912 nasceva a Cagliari Giuseppe Anedda, il “mandolino più famoso d’Europa”, che con singolare maestria ha portato questo strumento popolare nelle più prestigiose sale da concerto di tutto il mondo. La sua attività concertistica era affiancata a un’accurata ricerca sul repertorio e all’attività didattica, tanto che nel 1975 a Padova gli fu conferita la prima cattedra italiana di mandolino. L’Associazione per la musica antica “Antonio Il Verso” di Palermo ha voluto rendere omaggio al centenario della nascita di Anedda dedicandogli il concerto inaugurativo della XX stagione, il 6 marzo scorso, e inserendosi, allo stesso tempo, in un più ampio progetto celebrativo ideato dal Quintetto a Plettro “Giuseppe Anedda”, che abbraccia quattro città a lui care: la nativa Cagliari, Roma, dove ha vissuto, Palermo, dove ebbe inizio la sua carriera concertistica e Padova, dove ha insegnato… (continua a leggere qui)

Quintetto a plettro “Giuseppe Anedda”

Martedì 6 marzo 2012, ore 21,15

Palazzo Chiaramonte “Steri” – Palermo
Concerto inaugurale della XX Stagione concertistica

Il Quintetto a Plettro “Giuseppe Anedda” nasce come omaggio a questo grande artista, scomparso nel 1997, che ha dedicato tutta la sua vita alla diffusione e alla rivalutazione del mandolino, oltre che, più in generale, degli strumenti che rientrano nella stessa famiglia (mandola e mandoloncello). Virtuoso di fama mondiale, Anedda ha imposto questo strumento nelle sedi concertistiche di maggior prestigio, affrancandolo da un’opinione comune che lo relega nello spazio di una letteratura “minore” o in quello di un folklore da cartolina.

In questa prospettiva, sono fondamentali le ricerche svolte da Anedda nei musei e nelle biblioteche di tutta Europa alla ricerca dei manoscritti originali di musica per mandolino firmata da autori come Vivaldi, Pergolesi, Beethoven e molti altri. Grazie al suo impegno, il mandolino è tornato a essere studiato nei conservatori italiani (per esempio a Padova, L’Aquila, Napoli, Bari) e può ancora sperare in una discendenza che non si limiti a garantirne la memoria, ma si adoperi anche per rinnovarne il repertorio.

I musicisti che formano il Quintetto “Giuseppe Anedda” discendono da questa scuola: alcuni di loro si sono perfezionati sotto la guida di una solista di fama internazionale, Dorina Frati, e sono oggi a loro volta affermati concertisti che collaborano regolarmente con istituzioni come il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro San Carlo di Napoli. Fedele agli auspici di Anedda, inoltre, fin dalla sua nascita la formazione ha affiancato al lavoro di tutela di un patrimonio culturale fra i più antichi e tipici della nostra tradizione, quello di promozione alla composizione di nuove opere per mandolino.

Il Quintetto “Giuseppe Anedda” si è esibito in tutta Italia per importanti stagioni concertistiche riscuotendo l’apprezzamento di pubblico e critica.

http://www.quintettoanedda.com/

In occasione del centenario della nascita di Giuseppe Anedda l’Associazione per la musica antica “Antonio Il Verso” ha il piacere di ospitare il prestigioso Quintetto a plettro nel concerto inaugurale della XX Stagione concertistica.

Musiche di Roeser, Gaudioso, Cecere e Vivaldi

La XX stagione, ecco gli apputamenti

13 appuntamenti che ci accompagneranno, da marzo a dicembre, attraverso esperienze musicali affascinanti e originali.

E’ stata presentata la nuova stagione dell’Associazione Antonio Il Verso.  Si parte il 6 marzo con ilQuintetto a plettro  “Giuseppe Anedda” in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Anedda, musicista e mandolinista italiano nato in marzo nel 1912 e scomparso nel 1997. Nel corso della stagione si alterneranno interpreti d’eccezione come Mara Galassi e Maria Cristina Kiehr,Candace Smith, Alessandra Giura Longo, l’Ensemble La terza prattica, Ignazio Maria Schifani,Ludovico Minasi, Francesco Biscari, Valerio Losito, Andrea Coen, L’Arianna Art Ensemble, loStudio di musica e l’Ensemble Antonio Il Verso. Grande attesa infine per l’Ensemble LaReverdie che con Mimmo Cuticchio presenterà un originale spettacolo di musica e cuntuincentrato sulla figura di Carlo Magno.

Il programma completo è disponibile alla pagina Stagione 2012

Presentazione della Stagione 2012

Conferenza stampa di presentazione della XX Stagione concertistica

Mercoledì 22 febbraio, ore 11.00
Libreria Feltrinelli
Via Cavour, Palermo

Giorno 22 febbraio alle ore 11 presso la Libreria Feltrinelli si terrà la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione concertistica.
Non mancate!